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domenica 1 giugno 2008

李连杰 Li Lian Jie - Jet Li

李连杰 Li Lian Jie può essere considerato una delle maggiori star mondiali dei film d'azione...







李 连杰 Li Lian Jie, nome d'arte Jet Li, è nato il 26 Aprile del 1963 a Heibei, ultimo di 5 figli, e fin da bambino sviluppò un'eccezionale abilità per l'educazione fisica nella quale eccelleva a scuola.

Quando nel 1971, giunta l'estate, la scuola di Li chiuse per le vacanze, per evitare che i giovani praticanti potessero girovagare ed eventualmente far danni, venne stipulato un accordo con la Beijing Sports and Exercise School, la scuola sportiva di Pechino, e quindi gli alunni vennero inviati nella capitale.

Ivi i giovani vennero selezionati ed indirizzati a varie discipline sportive, ed a Li toccò quasi casualmente il Wushu; le sue qualità sono eccezionali, e dunque alla fine dell'estate, su migliaia di studenti, a 20 di essi venne chiesto di frequentare abitualmente le lezioni di Wushu, e 5 di essi erano della scuola di Li; egli sarà l'unico ad accettare la frequenza regolare delle lezioni pomeridiane.

Il suo insegnante, Wu Bin, notò immediatamente lo straordinario talento del giovane Li

venerdì 30 maggio 2008

吳鑑泉 – Wú Jiànquán


吳鑑泉 – Wú Jiànquán



吳鑑泉 Wú Jiànquán (Wu Chien Ch’üan 1870-1942) fù un famosissimo maestro di Wushu dedito e specializzato al Taiji Quan che praticò e visse durante il Tardo Impero ed all’inizio della Repubblica Cinese.


Wú Jiànquán imparò il Wushu da suo padre, 吳全佑Wu Quanyou , 1834-1902, uno dei più famosi studenti di楊露禪 Yang Luchan (Yang Lu-ch’an, 1799-1872) e楊班侯Yang Pan-hou (1837-1890), entrambi Manchu, ufficiali di cavalleria della Bandiera Gialla (le guardi e imperiali) e successivamente la famiglia Wu appoggiò Sun Yat-sen.


Durante la proclamazione della Repubblica, nel 1912, la Cina era in tumulto, assediata per molti anni dal controllo economico e politico di paesi stranieri; Wú Jiànquán ed i suoi compagni楊少侯Yang Shao-hou (1862-1930), Yang楊澄甫Ch’eng-fu (1883-1936) e孫祿堂Sun Lu-t’ang (1861-1932) si dedicarono massificazione ed alla divulgazione del Taiji Quan insegnandolo su scala nazionale.


Aprirono così, a partire dal 1914, corsi pubblici presso l’Istituto di Educazione Fisica di Beijing, la prima struttura che provvedeva all’istruzione del Taiji Quan aperta a chiunque; Wu Jianquan ricevette inoltre gli incarichi di istruire le 12 guardie del corpo presidenziali, e d’insegnare presso la famosissima scuola di arti marziali Ching Wu.


Come risultato dell’ampliamento del pubblico a cui insegnare Taiji, molto più vasto e fisicamente impreparato ed inesperto al Wu Shu, Wu Jianquan modifico i propri metodi didattici, aggiustando, semplificando, cambiando e celando alcuni dei contenuti marziali che appartenevano al proprio bagaglio marziale e modificò dunque quanto ereditò dal padre in una disciplina accessibile al grande pubblico. Egli però ne salvò e continuò a praticare ed a sviluppare comunque i contenuti marziali del Taiji nella pratica avanzata del Tui Shou.


Wu Jianquan partì con la propria famiglia e si trasferì dal 1928 a Shang Hai, dove nel 1936 fondò la鑑泉太極拳社Chien-ch’uan T’ai Chi Ch’uan Association, al 9° piano del famoso Shanghai YMCA: l’associazione aveva lo scopo della pratica e della divulgazione di quello che in breve tempo sarebbe divenuto uno dei 5 stili di Taiji più praticati nel mondo (gli altri sono lo stile Chen, lo stile Yang, lo stile Wu/Hao e lo stile Sun). L’associazione e le scuole ad essa affiliate vennero mantenute dai discendenti e dai discepoli di Jianquan.


Nel 1942 suo figlio primogenito 吳公儀, Wu Gongyi, (1900-1970) ereditò a direzione dell’associazione e la discendenza del Taiji Quan del metodo Wu ed egli la trasferì nel 1949 ad Hong Kong, dove attualmente è ancora, diretta dal pronipote吳光宇Wu Guangyu (1946), estesasi a Shanghai, Singapore, in Malesia, in Canada, negli Stati Uniti d’America, in Inghilterra ed in Francia.


Tra gli insegnanti più famosi del Taiji secondo il metodo della famiglia Wu possiamo ricordare馬岳樑Ma Yueh-liang, 吳圖南Wu T’u-nan e鄭榮光Cheng Wing-kwong.


羞龍 Xiu Long



un profilo ( o contorno) storico


della poesia Birmana...


o un campo vergine


per i ricercatori...



D. Janekovic, 2007




La poesia costituisce il corpo letterario per eccellenza della letteratura Birmana; rimane al giorno d'oggi come la maggior testimonianza della cultura dello Myanmar non solo per l'ambiente degli uomini letterati e di cultura, ma per tutta la sua popolazione.

La produzione poetica può essere divisa secondo i periodi della storia della Birmania:

  • periodo Bagan

  • periodo Pinya

  • periodo Myinsaing,

  • periodo Sagaing

  • periodo Inwa

  • periodo Toungoo

  • periodo Nyaungyan

  • periodo Konbaung (alto e tardo Konbaung)

  • periodo coloniale

  • epoca della II guerra mondiale e dell'occupazione nipponica

  • periodo coloniale post bellico

  • periodo della sovranità indipendente

  • periodo della riconciliazione rivoluzionaria

  • periodo della repubblica socialista

  • periodo contemporaneo


Sebbene vi siano documenti storici che sembrerebbero suggerire una predatazione dell'epoca Bagan, e la stessa cosa potrebbe essere suggerita per i generi poetici Pyu, Rekhine, Mon e Tagaung, la documentazione disponibile risulta eccessivamente frammentaria, e la maggioranza dei testi più antichi non è ancora stata decifrata.

Writing systems in Lijiang

Naxi ethnic people developed 2 different writing systems, Dongba pictographic and Geba Syllabic writing.


Their origins, and their chronological relationship is doubtful and much discussed by scholars which could be devided in 2 main group: one believed millenary origins of pictographic writing system (as J. Rock and some Chinese scholars), the other group supported that developing of Dongba pictographic writing system must be recent and it took its origins just since few centuries (Jackson).


Another division could be identified between scholars who believe that pictographic writing system (Dongba) must necessary older than Syllabic writing system (Geba) and other group (as Backot and Jakson) of studious supposed pictographic writing system must be younger then syllabic writing system, so they interpret Geba characters as very older then Dongba pictographs.


Naxi historical tradition attributes invention of writing both to ancestor Mou Bao Ha Cong (according to Mu Gong royal chronology and to Yuan Yi Tongzi) and to mythical Ye Ye (records of Lijiang prefecture, 1700: math n1 pg143), and in both case chronicles available however didn't specify if writing system is Geba or Dongba.


Dongba tradition believed that Geba Syllabics system, whose name in Naxi language means "disciples" was tough from Dongba Shilo to his disciples, whilst pictographic system, whose Chinese name, traduction of Naxi, was Shijiu Lijiu, literally means "memory of wood, memory of stone", was tough to ancient Naxi ancestors form a shaman, reincarnation of Dongba Shilo, who reside in the holy cave of Baidi; Baidi region is one of the most important for Naxi tradiction, in fact following some legends, Dongba young adepts could be officially consecrated only after a period of full initiation at the cave of Baidi, site most significant and sacred even if it's not the only place where tradiction believes Shilo lived; (as Wenbi cave, near Lijiang).


Some Naxi culture scholars believe that pictographic writing system was developed precisely at Baidi, and from there was exported to Baisha, capital of Mu leadership of Lijiang region, which soon became the largest centre for production of manuscripts and headquarters of the most authoritative Dongba shamans, which were at the same time authors of manuscripts. (Mathieu, 2003: 144)


As in the case of Buddhism birth id India and its northern spread in China, Tibet and Japan (He Zhiwu note 2 pg 144; Mathieu, 2003: 144) Dongba pictographic system could have been originated in Baidi under particular circumstances, then from here could have been disseminated and, for various reasons, rooted in Baisha, centre of Mu administration, which had obvious interests in controlling Dongba tradiction as well as politics strategy to make their political centre such as well the centre of worship of the whole kingdom they ruled, thus Baisha become engine for dissemination of Dongba religion and manuscripts tradiction.


If this is true, then is also plausible to link if not the source, at least diffusion and spread of Dongba tradition and manuscript production to the same engine of Mu family and their capital Baisha, but such hypothesis doesn't imply that Dongba pictographs birth was in Baisha, neither in Baidi, and it seems plausible presuppose that Pictographs corpus was just formed and structured before Mu shoving for Dongba spreading, so it seems more than likely that Mu leadership choose to re-use Dongba pictographs corpus as official religious language for their contemporaries manuscripts writing.


Following local historical chronicles (Fang Guoyu: 3, 4 pg 145) Mu Gao, sun of Mu Gong, visited Baidi sacred cave and anointed it to Shili, hermit shaman who resided there 500 years earlier, id est in 1050 about, date which coincides with Mu dynasty settling as leader of Mo So Zhao kingdom.


Some other sacred sites, associated to Shilo, but not associated to Dongba tradition, are known as "caves of tiger" whose name obviously could not have been raised to big feline presence in the region and 6 caves named "little caves of man" and "big caves of women", actually called Guanyin caves, associated to fertility and health worship, pilgrimages destination and prayer sites. (Mathieu, 2003)


Extremely important are also "dragon pools and dragon springs", consecrated site with its temple, whereabouts characterized by holy rocks (phallic symbols) to which people still turn prayers for longevity and fertility yet toady, while in thermal baths, ‘till 1949, women and young girls could not to dip in water (Mathieu, 2003: 145), discrimination evidently founded on so deeply rooted tradition that even today women have been reserved the farthest from source bathing area.


Chinese scholars classify this holy places and religious practises as "primitive religion" sites, Yunashi Zongjiao, and they impute their matrix and rituals complex to Bön substratum of Dongba tradition (Mathieu 5, pg 145)




Dongba manuscripts tradiction


It seems commonly accepted that Naxi manuscripts tradiction issued from Bön tradiction, as Donbga books nature is closely related to Tibetan books one: both consist of a series of pages with front and back cover, both bounded on the left side, both with text written in pictographs or Geba letters, both to be red from left to right.


Regarding contents, corpus of Dongba manuscripts known at today is entirely dedicated to religious practice, and is divided into 3 main categories:




  • Ceremonial books

  • Index books (list of manuscripts necessary to execute ceremonies, list of specify prays to execute for each specify rite, rituals modality, which rites has to be performed to solve particular problems, origins of demons and evils and practises needed to propitiate and to expel them, etc...)

  • Divination books


Manuscripts for the most part of Dongba corpus are devoted to fertility propitiation (the oldest tradition), funeral rites, expulsion of demons, devils and spirits, as well as to religious traditions of peoples close to Naxi, as Daba tradition of Mosuo and Bimo tradition of Yi, ancestral exorcism, divination, astrology, surgeon and medicine, funeral, wedding practise.


In Dongba corpus, there's 200 about Geba manuscripts group consisting in magical formulas, and these texts are incomprehensible also to Dongba (Mathieu, 2003: 146; see notes 6 and 7) who can barely read them but not to give any interpretation.


Presence of so much magical formulas and spells in Geba corpus seems to suggest that Geba scripture couldn't be considered as phonetic transliteration system of pictographs writing system, and it seems also plausible that Geba manuscripts could not belonged to the same tradiction which pictographs manuscripts were dedicated to, otherwise some Dongba were able to understand contents and give some interpretation.


Referring to clear Tibetan origins of Dongba tradiction, then seems so obvious to realize that handwriting corpus doesn't include all esoteric setting of Bön tradition, and Dongba included in their practises just 2 of 9 road of Bön tradition: Shen prediction way and visual world way. (Jackson), while the other 7 ways of Bön ethic doctrine weren't contemplate, and this missing could arise from the fact the Dongba tradiction followers system has no priest class through which to maintain and pass complete doctrine (Mathieu n. 8 pg. 147), so is therefore conceivable that Dongba tradition has limited its practises just to the 1st 2 ways of Bön tradition, also the 2 oldest (Snellgrove, footnote 9 p 147), as it seems plausible to infer that Naxi tradition derives directly from Bön, it's Bön simplified based, and as just argued from Rock (1939) and recently reaffirmed from Mathieu (2003: 147 and footnote 9 pg. 147) that Dongba tradition must be old as Bön tradition.


Classification of Dongba corpus is difficult, because during history were written numerous copies of manuscripts equally dedicated to various ceremonies and their local regional variations; Rock tallied up about 2000 complete ceremonies, whilst Dongba Research Institute Chinese scholars have halved this high number to 1000 (Mathieu, footnote 11, pg. 147) and Jackson found that Dongba complete corpus could rationally be made up of 133 ceremonies (Mathieu footnote 10, pg. 147).


It seems more rational accept impossibility at today about exact knowledge of whole rites and ceremonies of Dongba tradition, as is impossible to hypothesize total number of manuscripts wrote, as it seems plausible to accept that today's rich collection, owned to various institution and organization, (cite 147 pg) represent just small fraction of books and manuscripts available and produced only in Lijiang before Cultural Revolution, as cording to He Pingzheng scholar, is conceivable that in just a single Baxi village could have been 10,000 books. (Mathieu, 2003: 147; 147 note 14)


Although Dongba pictograms iconology is not so difficult to learn, and at today production of handicrafts decorated with pictographs is widespread because of ethnic tourism development, deciphering of manuscripts remain inaccessible to non-initiated to Dongba tradiction and to few scholars who spent many many times in study Dongba texts and Naxi modern-spoken language.


Dongba rituals are recited sung in rhythm and rhyme bars, and in manuscripts large speech parts are omitted, so to exact reading is possible to reach just through mnemonic reading keys, iconology-keys (pictograms) or sound-keys (succession of some sounds non directly related to significant's meanings), homophonies, allusion and abbreviations, (Rock, A. Jackson & Pan Anshi note 15 pg 148), characteristics which could afford to assume that Dongba tradition originally was based on oral transmission (Pan Anshi; Mathieu 2003: 148) as pictographs writing system of manuscripts tradition could absolutely not to be considered primitive, in fact, although pictographs graphic structure is easy and not drafted, its "pictographicty" [I mean pictographic + capacity]" respects both 2 fundamental functions of writing which 1st Naxi linguists call "tuhua", alias to draw (a drawing of a tree to express concept of tree) and 2nd is "linguistic-rebus phonetic function", id est way of using pictograms, just because of their pronouncing, to build words and part of speech.


Thus, it seems plausible to say that pictograms cannot be regarded as a kind of primitive icons, but they are linguistically specified.


Another datum which seems to confirm complexity of Dongba pictographs writing system consists in number of 1.000 total different pictographs extracted from manuscripts, and they present subtle but noticeable stylistic regional-local differentiations, (Mathieu 16, pg. 148), but all this 1.000 significants appears sufficiently standardized to be regarded as a genuine and evolved writing system, as already documented Zherkhin region manuscripts, near Enya, which Rock collected and traduced discovering strong Phonetic-syllabic use of pictographs. (Rock, 1939 etc...; Mathieu, 17)


Geba writing system analysis seems to show it originated from 4 different sources:


1. Chinese characters


2. idiosyncratic graphemes and graphs


3. Yi characters


4. Dongba pictographs simplification


Whilst Dongba pictograms result spread in whole Lijiang region, Geba wrote documents result focused in the southern area of Naxi territory, in Lijiang city and in surrounding plateau zone, finally in Judian/Weixi region; both Dongba and Geba writing systems wasn't adopted by Mosuo and Na of Yuanyaun (Mathieu, 2003: 149, and map 3)


Scholars generally agreed in hypothesizing Dongba pictographic writing system as indigenous of Lijiang region, however are divided in identifying chronological term of its "invention" and can't reach any complete theory about to explaining its modality of development and its genesis.


There are also some interpretations and theories about Dongba - Geba relationship and about their genesis processes: debate around such issues results closely linked to understanding and studying of history of Naxi manuscripts and could be summed up in following 4 assumptions:


1. Evolutionary theory (He Limin, Chinese scholars)


It's argued that pictographic is oldest and 1st stage-developed writing system derived from ancient rocks and animist artistic practises; Geba is 2nd stage-developed writing system derived from pictographs system in next era


2. Migratory theory (Li Lincan; Naxi scholars)


It's argued that Naxi manuscripts distribution reflects migratory fluctuation of Mo-so tribal groups


3. Bön theory (Joseph Rock, Bacot)


According to this theory Geba system is ancient, older then pictographic system: Geba writing would have been ancient Bön tradiction writing system, known and used by Naxi before they migrated to north western Yunnan; pictographic writing system had to have developed during historic period subsequent to Yunnan allocation.


4. Matrilineal theory (Jackson)


According to Jackson theory Geba writing system was in use in Lijiang autochthonous matriarchal social system, and thus preceded pictographs writing system, which developed and spread in 1700 about, in the wake of Lijiang region annexation to Qing Empire, with imposition of patriarchal social system.


Concerning 1st hypothesis, evolutionary theory, its based on archaeological evidences discovered between 1991 and 1993 in Jinshanjian valley (He Limin), where was founded numerous sites which presented rich testimonies of rock art whose images are directly connected to Naxi pictograms iconology, therefore these findings were taken as evidences to demonstrate that pictographic writing system was autochthonous Naxi people production, originated from primitive religious practises of Naxi ancestors.


Scholars argued that complex writing system could not be very old, and following Marxist evolutionary theories claimed that Dongba pictographs should be developed and disseminated during Tang era, historic moment when Naxi society had to have reached sufficient stage of evolution-development which enabled politic and cultural emergence of Naxi tribal congregations, previously obscured and subdued from Tibetan and Nanzhao occupation; such stage of evolution was sufficiently developed to permit creation of priestly class and permitted developing of pictographic and iconic primitive writing system.


In major evolutionary phase, Naxi could switched from pictographs to phonetic writing system, more advanced system, which had to be developed during Mu Bao Ah Cong domain, during Song dynasty or during Mongolian domain, when Naxi society reached high level of civilization, which was matched to farming and irrigation techniques conquest in Lijiang region ( Mathieu, 2003: footnote 20 pg. 151)


Proponents of evolutionary theory assumed as irrefutable proofs some Geba characters iconography, clear and visible to all simplification and stylization of some Dongba pictographs, and justify the lack of Geba manuscripts diffusion because of never ended evolutionary process, a situation which made it impossible to replace all pictograms in Geba phonetic characters. (Mathieu 21)


Other evolutionary theories joined evolutionary model: one of them identify in Geba system such point of connection with Yi scripture and asserts that Geba and Yi system was both evolution from primitive common pictographic/iconic writing system, as it seems showed by some connection between Dongba tradiction of Naxi and Bimo tradiction of Yi people, as because of some similarity between some characters of both writing systems; finally, others scholars presupposed Geba as Ba writing system of Sichuan evolution.


At today it seems impossible and un-satisfied to accept any of those hypotheses, fist because they consider pictographic as just primitive and iconic writing system, at the same time ‘because these theory based on conjectures derived from Marxist evolutionary theory model not effort by any historical concrete documentation. (Mathieu, 2003: 150)


Anyway analysis of rocks paintings in Jinshanjiang region and parallels between Geba and Yi/Ba writing systems, and with ancient Chinese characters wrote on bones for oracles practises, resulted very important to consider, and it seems good dedicating a most complete and criticism analysis.


Limin work could be analyze beside Hans Janses study of Ojibwa rock paintings, another case of painting art in caves due to local priest practise who registered their rituals and annotated important events, using figures depicted as mnemonic keys.


Ojibwa priests also copied their rock paintings on tree bark, with obvious aim to create such "portable database", so as to preserve religious rites and possibility of access during nomadic wondering and tribal fluctuations; similarity between Ojibwa and Baidi rock/tree-bark arts and Naxi name for pictographic writing system Shijiu Lijiu - Memory on wood memory on stone, should be pointed out.


Indeed many of Baidi and Lijiang region rock paintings and drawings presents similarities with Ojibwa rock art and other Yunnan artistic founds, especially in Cangyuan region, which artistic production dates from the beginning of 1st Millennium a. C. and it presents with images very close to Dongba pictographs iconography, with the muzzle of animals very realistic depicted, in contrast to stylized representation of human figures whose faces are always viewed as in front of perspective, whilst those animals are in profile perspective, then attention devoted to headgear representation, (in Dongba human pictographs corpus, headgears distinguish tribes and clans affiliation) dedication in designing hands with five fingers, order and iconography of numerals, pictograph of sun.


This artistic rock production appears so closely linked to Bönpo and Buddhist practise of hermit in caves searching for soul purification and spiritual optimization and rising, indeed Buddhism has great tradition of rock art and inscriptions on rocks, as the use mnemonic of sacred images and scrolls used as mnemonic "reminder" during recitation of oral formulas and prays.


Rock art is also closely linked to Mongols, who painted and engraved on rocks both for/about religious practices of sacrifices ceremonies to Mountain Dragon Spirit, and for civil using of scripture, as for their low promulgation.


Mongols, between XIII and XV century used to utilize as writing support for documents pieces of tree-bark or animals skins, all common aspects to the nomadic Moso tribe characteristics of Yuan age, whose we both know about sacrifice to heaven rite practice and about rocks artistic production linked to the same rite executed on the mountains top. (Mathieu, 2003: 187)


This series of cosmological, archaeological and historical data, evince close connections between rocks shamanic traditions of ancient tribes in Lijiang region, visual arts as mnemonic keys in Bön and Buddhist tradiction, in Mongols culture, all evidences common also to pastors/hunters groups Moso already in Ming period.


Regarding migration theory, according to Chinese scholar Li Lincan, distribution of Naxi manuscripts would reflect and be directly linked to Moso tribal groups migratory fluctuation, ancient ancestors of Naxi, allocated in Mu Li region (today's Pumi and Mosuo), and subsequently migrated in today's Lijiang area, where they produced pictographs writing system.


Following this hypothesis it could be explained why, in Mosuo territory, wouldn't never found any manuscripts; moreover, Muli peculiar geographic position, seems to be confirmed by iconography of some pictographs, such as those indicating north and south cardinal points, then pictograms for river, mountain and home.


Li Lincan argues that the region where pictographs scripture was developed must be characterized by fluvial setting, where stream and river course run from north to south, and whose orography was typical of rounded mountains which so few suit with arrowed tops of Yu Long Shan mountain range; plus Lincan argues that Dongba pictogram for house represents absolutely unmistakable architectural type, not widespread in Lijiang, but recognizable in Enya region, again today's Muli, area where are verified other geographical and environmental features in pictograms as just illustrated before. (Mathieu, 2003: 152 and footnote 27)


Lincan analysis results very interesting, and certainly it could be argued that part of Naxi ethnicity had to have their origins between tribal groups which from Muli region migrated and allocated in Lijiang area, but subsequent deductions seems not based on objective data (Mathieu 2003: 153; footnotes 29, 30 pg. 153), and regards architectural style and pictographs analysis for home/house Lincan neglected to mention that in Naxi or Dongba pictographic dictionary (Rock, 1962; Fang & H., 2000; Janekovic, 2003; Zamblera, 2007) is possible to count other 22 pictograms synonyms for house/home/habitation, and between them just 3 of these are ichnographically due to Lincan highlighted pictograms, moreover, considering history of Naxi architectural typology, counting Chinesization it must been affected by.


Lincan is in complete contradiction, because on one hand claims that some pictographs representing Naxi origin's region and recognized it in Muli; simultaneously maintains that writing, as in Muli were not found any manuscripts, was "invented" after migration to Lijiang, so how could it been possible that iconography of such pictographs could be influenced by Muli's geography? And why Naxi coined those pictograms with Muli's geography just after allocated in Lijiang?


Question unresolved!


Of other thickness is Bön pre Buddhist theory formulated by Bacot and by Rock: in contrast with contemporary Chinese scholars they hypothesized that Naxi could have been developed Geba writing system in very ancient times and used it before pictographic system, probably they used to write in Geba already during migration process from north-eastern Tibet, and they supposed Geba to be very ancient Tibetan pre-Buddhist writing system (Mathieu, 34, 35).


Joseph Rock emphasized also the close similarity of Geba characters with some Lolo (Yi) and Chinese characters, so postulated that in religious texts writing in Geba was replaced by using pictograms, more functional to religious practices and therefore fell into disuse.


Many Geba characters seems really derive from ancient Chinese ideograms wrote on bones for divination and oracle rites, a practice well highlighted from archaeological documentation also for Qiang culture tribal groups already during Zhou period, and both historical and linguistic researches had underlined importance of relations and contribution of Qiang culture both for Tibetan and Naxi people genesis.


Other scholars have suggested for Geba birth some relationship with Ba scripture, writing system of south-western Sichuan tribes groups, bordering with Qiang tribes groups, so spread in south-western Sichuan and northern Yunnan (Mathieu, 2003: 155)


According to Rock hypothesis, pictographic system should have been developed after Geba scripture development, in situ in Lijiang region, (Rock guessed it was occupied nearby 24 a. C., during western Han dynasty, cfr Mathieu, footnote 40) that because to his scientist and botanist eyes whole vegetable and animals kingdom dedicated pictograms resulted to be local and native species, excepted 4 pictographs respectively for unicorn, rhinoceros, camel and elephant; Rock hypothesized that Naxi coined such news pictograms when and because they entered in contacts with Mongols.


Jackson matrilineal theory also according about Geba as 1st writing system for Naxi people, but contrary to Rock and Bacot point of view, Jackson hypothesized that Naxi adopted this writing system from Mongols, so he argues that pictographic system must be dated after 1723 patriarchal reform, when Naxi kingdom was annexed to Qing empire, period characterized by the highest cases of females ritual suicides ²ju ¹vu, situation which required an increment of specialist shamans necessary to execute right funeral rites, phenomena which provided incentives to Dongba for developing their shamanic tradiction and ritual practices, as it could be confirmed by numerous manuscripts devoted to suicide funeral ceremonies dating after XVIII century.


Jackson also argued that oldest manuscripts of Dongba pictographic production must be dated at 1700 - 1703, and because of stylistic analysis he refuses Rock's dating of "Naga manuscripts" at 2nd half of XVI century, and he attributed their writing to more then one or two author (Pan Anshi & Jackson, 1998, footnote 42 pg. 156) whilst Rock assigned Naga manuscript to the hand of 2 famous Dongba the brothers Dto la).


Jackson refused XVI century dating also because of excellent preservation status of manuscripts, but this discrepancy could be explained with diffused tradition for Dongba to write multiple copies of the same manuscripts, and that these copies was integral version, which comprehended also date and title, so in Dongba literary corpus could happened that of some texts, maybe "appeared" in XVI century, was produced many many integral copies during years, and each one of the later copy had the original earlier date.


Matter of Dongba manuscript's copies moreover evinces other inconsistency for Jackson's theory, as in example about stylistic analysis, from which he deduced that exactly alike manuscripts could not be assigned to the same Dongba, and this is far-fetched because it is known that the same Dongba executed (and still today executes) plus copies of a single manuscript, also for sale them to common devoted people who bought Dongba books as lucky amulets, common practice also known for Buddhist and Taoist books and inscriptions. (Mathieu, 2003: 157; Zhu Baotian and He Zhiwu, Dongba Research Institute)


Dongba texts study by Jackson although suggestive, results incomplete because it analyzes only a part of literary Dongba production, the one dedicated to suicide-funerary ceremonies and for suicides death-spirits propitiation, so his work ignores other hundreds of manuscripts devoted to many ceremonies.


Finally, postquem dating of pictographs tradiction to Qing empire annexation is incongruous with very archaic Naxi language used in the same manuscripts (He Zhiwu) whose vocabulary, whose language and whose composite structure all result already uniformed and standardized. (He Pingzheng, Dongba Research Institute)


Dongba pictograms language also contains numerous foreign loans as Tibetan's and Chinese's archaisms (45 pg. 158), and shares many common characteristics with Daba, Dibba (Pumi), Bimo and Yi (He Zhiwu) and hence Dongba liturgy should brought to the ancient feudal centre of Lijiang region.


Regarding dating back to XVIII century of documents it must be underlined that this apparent "birth" of manuscripts production could have been in truth such proliferation due to general cultural and social rebirth happened after conclusion of terrible Muslim revolution in Yunnan, which entailed dire period of destructions, including Lamaism monasteries and temple of Yongning and Lijiang regions, so considering that manuscripts was archived and conserved in temples, they also should have been destroyed too.


Regarding Rock's dating to Naga manuscripts corpus, we know that it derives from interpretation of magic formula reported in the same manuscripts, which it records "the 7th cycle of the year of the water cock", nomenclature which due both from Tibetan or Mongol standard, respectively referable to 1393 year basing on Tibetan calendar, or to 1630 basing on Mongols calendar.


Rock wrote he based on Chinese calendar, but he's certainly wrong, because in Chinese calendar the 7th imperial cycle of the year of the water cock doesn't exist! If it would, it should corresponded to 1573 year, the year of Mu Zong emperor death, so it would have been the 1st cycle of Shen Zong emperor, thus discarding Mongols calendar adoption, it would be possible that Naga manuscripts quoted by Rock would have been integral copy (dating included) of ancient original text of XIV century, so up again 2 centuries before Mou allocation in Lijiang region, contemporaneous to Song era. (Mathieu, 2003: 162)


Though discarded Mongolian calendar reference, Mongol culture influence in Naxi/Dongba genetic matrix is clearly visible, as appears form analysis of some Dongba manuscripts dedicated to Sacrifice to Heaven ceremony, where some aspects as Mee lu ddu zi who figure, one of most important Naxi ancestors should be identified with Mongol god named Abughan (57), whose position in cosmogony was between the sky and the earth, (58), or again as the social position occupied by the Ka, the Naxi feudal lord.


Moreover Dongba corpus presents some pictographs which iconography demonstrate evident and important cultural exchange with Mongolia: in addition to pictographs for rhinoceros, unicorn and elephant, 2 other notable symbols representing respectively a gentleman/lord or imperator Ka, and the one who represent the capital Kadiu.


Ka word directly derived from Mongol word Khan, and both pictograms Ka and Kadiu used as iconographic substratum the same pictogram Gelo, which in Naxi means the man of Mongol nationality, Mongol. (59)


Mongol contact influences are clearly visible in development of those pictograms and, moreover, from reading Dongba manuscripts we have knowledge about Naxi social organization before Ming dynasty..


We know that in central Lijiang region cohabitated 4 tribes: Per tribe literally "the white", Na tribe literally "the black", Boa tribe or Pumi and Wu tribe or slaves, and we also know about Naxi's 4 tribes neighbouring which was the Gelo tribes or Mongols at north, the Lebv or Bai at south, the Tibetan at west and Han at East.


Rock, basing on sentence about Gelo depicted as people of northern border, then presupposed that in the moment of "creation" of terms Ka, Kadiu and Gelo, Naxi people was allocated in such region of north-eastern Tibet bordering with Mongolia, but if it was exactly true, we couldn't understand why Naxi bordered with Bai at south, so it seems more plausible and useful to interpreting Rock deduction with not so exactness, as if the author was telling about Naxi "more significant neighbouring", and not about exact geographic contacts.


Closer analysis of terms dedicated to just mentioned tribes seems to suggest social stratification of Naxi society, and this impression find confirmation in feudal Lijiang documents, at least until XVI century, (Xu Xiake, footnote 64 pg. 165) in which we could deduced that in Lijiang there was a social pyramid based on 3 classes.


Thus, Naxi should have developed their pictographs writing system before social stratified system affirmation, and contacts with Mongols influenced Naxi society, phenomena mirrored by introduction of some new pictograms; thus pictographic scripture must have been developed in a period surely before XVI century, dating that rejects Jackson postquem iphotesis. (Mathieu, 2003: 165)


If Naga/Dongba Dtola brothers manuscripts corpus dating basing on Tibetan calendar would be accepted, then pictographic writing system must be already in use also in XIV century.




Geba, politics writing system


Shijiu Lijiu religious writing system


Iconographic parallel between ancient Yi writing and Geba scripture doesn't seem to produce any certain data through which concretely relate these 2 writing systems, first of all because, although both scriptures basin on characters and symbols which seems to share commons origins with ancient oracular/bones Chinese signs, most of Geba and Yi symbols don't correspond, mainly because Geba scripture was a syllabic system whilst Yi system was ideographic.


Such better and profitable comparison between Geba and Yi system could be done by analyzing their usage, although there isn't any historical document wrote in Geba (in addition to some manuscripts, which we also know from Rock's attestation, who said to have in his private collection some Geba manuscript dating back to Ming time) we have some inscription on monuments and few stele, as Lijiang stele, founded in 1934 by Fang Guoyu, which engraved triple inscription in Chinese, Tibetan and Geba languages, a memorial inscription which celebrated construction of a bridge, dated to 47th year of Wanli Ji Wei, id est in 1619 year (Mathieu 2003, pg. 166 footnote 67)


So, while Geba characters analysis let hypothesize close relationship with ancient Chinese characters, Geba did not shows any relation with Tibet, but for common aspects of Geba/Dongba manuscript and Tibetan books manufacturing: so in few words we have some documents in Geba in close and clearly visible relationship with ancient oracular Chinese writing, and with manufacturing (of manuscripts and books) of Tibetan look, thus Geba scripture system had to be developed BEFORE book/manuscript pattern, so it seems plausible argue that Geba tradition and writing system must be antecedent to Sanskrit and Tibetan languages, and had its origins in Chinese rather then Tibetan settings. (Mathieu, 2003: 168, 169)


According to Yunnan annals of Ming dynasty, Yunnan Tongzhi, the writing system in use at the time of Mai Zhong, alias Mou Bao Ah Cong was used and engraved on a stele in Baisha township, and it was called Fan Zi, and it resulted impossible to comprehend (Fang Guoyu & He Zhiwu; Mathieu, 2003: pg. 166 footnote 68); closer analysis to Fan Zi name is helpful, as with "Fan" term Chinese refer to barbarians tribes of western borders, and by "zi" term Chinese used to mean "scripture", "writing system", thus it could be easily hypothesized that the scripture mentioned in this register was Geba, but unfortunately from the stele, which is still present in Baisha, was completely removed any inscription; however, by "Fan Zi" it seems probable that author couldn't refers to a pictographic system, and basing on 1619 Lijiang Stele, in Geba, it seems possible to presuppose that Baisha Stele was in Geba too, thus Geba could have been used as official court language.


If it's true, then moreover it seems possible to consider Dongba pictographic writing system as religious sectional scripture, used for redaction of religious manuscripts (Mathieu, 2003: 166, 167)


A look to northern Yunnan writing systems during Song time depicts similar situation as just rebuild for Naxi/Geba/Dongba: for example it is well known that Dali's politics elite used 2 different kind of writing system, Chinese and Sanskrit scriptures, respectively for politics-administrative documents redaction and for religious text production, and is also known that Chinese characters was utilized for writing and expressing Bai language, as in Mesopotamia Akkadian empire adopted Sumerian cuneiform script, or Japanese still today used Chinese ideograms by Kanji system. (Mathieu 72)


Another inscription from Dali Kingdom, dated to 971 a. C., common all the scriptures of the region, affirming that " [...] all southern tribes be in the habit to write from left to right (73) [...]" thus is good for Geba but couldn't be true for Dongba.


Following and resembling all these attestations it seems plausible assuming that, at least for Song time, Yunnan was characterized by tribal groups which possessed their own native writing systems, all associated by commons and close origins with ancient Chinese scripture adapted for expressing locals languages (Mathieu, 2003: 169), used as official court scripture, all with left-right orientation in common.


Geba would set so well and homogeneously in such mosaic, and basing on Yi and Bai scriptures similarity, that is was tribal groups of Nanzhao kingdom writing system, in which is known existence of indigenous writing system, as registered in Man Shu (the book of the southern barbarian), when is reported that " military command of Nanzhao, that also included Lijiang region with men of Bai tribes who talk a Chinese-linked language, promulgated dispatches and orders wrote destined to locals tribe engaged for battle". (75)


Geba manuscripts where found in "hot regions" of Nanzhao kingdom, as in the northern capital Lijiang, in the border regions of Weixi, Ludian and Jiudian, gateway between Nanzhao and Tibet.


Regarding Geba manuscript interpretation and traduction, it is impossible even for Dongba, so baggage of information that could be provided is partly accessible, but is clearly visible close link between Geba manuscripts and Shenrab worship of Bön tradiction, which in Dongba tradiction coincides with Shilo, another further testimony that lets assume that Geba writing system must be antecedent to Dongba pictographs scripture.


Assuming Geba priority to Dongba pictograms, like the other ancient languages of Yunnan, the first originated during 1st chinesization process of local tribes group, whilst Dongba pictographic/manuscripts tradiction was reprised and developed during feudal age.


Geographic distribution of Dongba manuscripts seems to be directly linked to feudal Naxi borders, as Dongba tradiction directly following expansionist policy of Mu dynasty (Naxizu Jain Shi) and Mu's feudal control. (Mathieu, 2003: 185 - 220 and footnote 16)



Questo articolo è estratto dall'introduzione alla traduzione dei due manoscritti ²lv ²bar ²lv ¹za ³sa ²kv ³čung e ²lv ²bar ²lv ¹za ³sa ³ma ³čung dedicati alla cerimonia funebre Dongba ²Har ²la ¹lun ³kho, alias, Zamblera S., 2007 "The Romance of Kameju Miky" pgg. 6 - 14.


La maggior parte delle note sono state omesse per ragioni di spazio.



Bibliografia essenziale


Burling Robbins, 1967 "Proto Lolo Burmese" Indiana University, Bloomington


Cai Hua, 2001 "A Society Without Fathers or Husbands: The Na of China" Zone Books - New York


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De Lancey Scott "Classical Tibetan"


Limonta Gianni, 2000 "Yunnan - Cina" Leonardo Arte


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Gatusa Lamu, Yuebo Li, 2000 "Lugu hu, mu qin hu: Mosuo wen hua tan mi - The Lugu Lake, mother lake: an Exploration of the Mosuo ethnic culture"


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Goullart Peter, 1957 "Forgotten Kingdoms" Readers Union, John Murray, London (http://pratyeka.org/books/forgotten_kingdom/)


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McKhann Charles F.


1995 "The Naxi and the Nationalities Question" in Harrel, Steven (ed.) 1995; Cultural Encounters on China's Ethinc Frontiers, University of Washington Press, Seattle, pp. 39 - 62


1998 "Naxi, Rerkua, Moso, Meng: Kinship, Politics and Ritual on the Yunnan - Sichuan Frontiers" in Oppiz Michael & Hsu Elisabeth (eds.), 1998 "Naxi and Mosuo Ethnography", Volkerkundemuseum - Zurich, pp. 23 - 45


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Rock Joseph Francis Charles


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1952 "The Na-Khi Nāga Cult and Related Ceremonies part I" Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (Is. M. E. O.) Roma


1952 "The Na-Khi Nāga Cult and Related Ceremonies II " Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (Is. M. E. O.) Roma


1963 "A ¹na-²ćin - English Encyclopedic Dictionary, part I" Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (Is. M. E. O.), Roma, distribuito da Herder Editore, Roma


1972 "A ¹na-²ćin - English Encyclopedic Dictionary, part II: Gods, Priests, Ceremonies, Stars, Geographical Names" Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (Is. M. E. O.) Roma


Ticozzi Sergio, 2000 "Religioni Cinesi, primo quaderno - la religiosità popolare" PDUL Edizioni Studio Domenicano, Bologna


Tucci Giuseppe, 1949 "Tibetan Painted Scroll" ripubblicazione 1999 SDI Publications, Bangkok - Thailand


Yang Erche Namu & Christine Mathieu, 2004 "Leaving Mother Lake: a Girlhood at the Edge of the World" Back Bay Books -


Zamblera Stefano



2006 "Dizionario Dongba - Italiano con postille in Cinese ed Inglese", non pubblicato


2007 "La musica e le Danze Naxi " (http://www.xiulong.it/pubbl/musicadanzeNaxi.pdf )


2007 "Introduzione alla cultura Naxi Dongba " in Chabuduo Dongxi Zazhi 2, pp. 14 - 23 (http://www.xiulong.it/pubbl/introduzioneNaxiDongba.pdf )


2007 "The Romance of Kameju Miky", with coincise Dongba - Italian dictionary


Zhu Baotian, 2001 "Selections from the Naxi Manuscript Collection: Annotated Catalog of Naxi Pictographic Manuscripts" (http://international.loc.gov/intldl/naxihtml/catalog.html)




Stefano Zamblera


羞龙 - Xiulong

Introduzione alla poesia birmana

La letteratura Birmana deve le sue origini all'influenza delle culture indiane e Thai, così come si evince dall'analisi di alcuni suoi antichi prodotti, quali il Ramayana.


La lingua Birmana, a differenza delle altre lingue del sud est Asiatico (Thai, Khmer, ecc...) adottò principalmente vocaboli Pali piuttosto che dal Sanscrito, e la letteratura Birmana è lo specchio di questa particolare tendenza locale riflettendo il folklore e la cultura locale.

La letteratura Birmana, storicamente è stata uno degli aspetti fondamentali della vita Birmana immersa nel canone Pali del Buddismo.

Tradizionalmente i bambini birmani venivano educati dai monaci all'interno dei monasteri buddisti nelle città e nei villaggi, ma durante l'occupazione Britannica l'istruzione venne formalizzata ed unificata, e spesso caratterizzata dal bilinguismo, con l'insegnamento della lingua Inglese e Birmana conosciuta come Anglo-Vernacular.

吳鑑泉 - Wú Jiànquán

吳鑑泉 Wú Jiànquán (Wu Chien Ch'üan 1870-1942) fù un famosissimo maestro di Wushu dedito e specializzato al Taiji Quan che praticò e visse durante il Tardo Impero ed all'inizio della Repubblica Cinese.

Wú Jiànquán imparò il Wushu da suo padre, 吳全佑Wu Quanyou , 1834-1902, uno dei più famosi studenti di楊露禪 Yang Luchan (Yang Lu-ch'an, 1799-1872) e楊班侯Yang Pan-hou (1837-1890), entrambi Manchu, ufficiali di cavalleria della Bandiera Gialla (le guardi e imperiali) e successivamente la famiglia Wu appoggiò Sun Yat-sen.

Durante la proclamazione della Repubblica, nel 1912, la Cina era in tumulto, assediata per molti anni dal controllo economico e politico di paesi stranieri; Wú Jiànquán ed i suoi compagni楊少侯Yang Shao-hou (1862-1930), Yang楊澄甫Ch'eng-fu (1883-1936) e孫祿堂Sun Lu-t'ang (1861-1932) si dedicarono massificazione ed alla divulgazione del Taiji Quan insegnandolo su scala nazionale.

Aprirono così, a partire dal 1914, corsi pubblici presso l'Istituto di Educazione Fisica di Beijing, la prima struttura che provvedeva all'istruzione del Taiji Quan aperta a chiunque; Wu Jianquan ricevette inoltre gli incarichi di istruire le 12 guardie del corpo presidenziali, e d'insegnare presso la famosissima scuola di arti marziali Ching Wu.

Come risultato dell'ampliamento del pubblico a cui insegnare Taiji, molto più vasto e fisicamente impreparato ed inesperto al Wu Shu, Wu Jianquan modifico i propri metodi didattici, aggiustando, semplificando, cambiando e celando alcuni dei contenuti marziali che appartenevano al proprio bagaglio marziale e modificò dunque quanto ereditò dal padre in una disciplina accessibile al grande pubblico. Egli però ne salvò e continuò a praticare ed a sviluppare comunque i contenuti marziali del Taiji nella pratica avanzata del Tui Shou.

Wu Jianquan partì con la propria famiglia e si trasferì dal 1928 a Shang Hai, dove nel 1936 fondò la鑑泉太極拳社Chien-ch'uan T'ai Chi Ch'uan Association, al 9° piano del famoso Shanghai YMCA: l'associazione aveva lo scopo della pratica e della divulgazione di quello che in breve tempo sarebbe divenuto uno dei 5 stili di Taiji più praticati nel mondo (gli altri sono lo stile Chen, lo stile Yang, lo stile Wu/Hao e lo stile Sun). L'associazione e le scuole ad essa affiliate vennero mantenute dai discendenti e dai discepoli di Jianquan.

Nel 1942 suo figlio primogenito 吳公儀, Wu Gongyi, (1900-1970) ereditò a direzione dell'associazione e la discendenza del Taiji Quan del metodo Wu ed egli la trasferì nel 1949 ad Hong Kong, dove attualmente è ancora, diretta dal pronipote吳光宇Wu Guangyu (1946), estesasi a Shanghai, Singapore, in Malesia, in Canada, negli Stati Uniti d'America, in Inghilterra ed in Francia.

Tra gli insegnanti più famosi del Taiji secondo il metodo della famiglia Wu possiamo ricordare馬岳樑Ma Yueh-liang, 吳圖南Wu T'u-nan e鄭榮光Cheng Wing-kwong.

羞龍 Xiu Long

venerdì 23 maggio 2008

Nazionali di Taolu 2008

Non c’è niente da fare!


Claudia con la spada è assolutamente superba, anche se dicono che manca di shenfa, anche se sostengono che potrebbe saltare di più, anche se tutti trovano un miliardo di anche, il punteggio della giuria di 9.23 è uscito fuori come un bel pi jian secco per spaccare in 2 quello che è spada da quello che non è spada


Clau Ban Ma Bu Chu Jian


Ioni, un po’ sottotono ed un po’ sfortunata ha anche lei dimostrato di essere ormai approdata sull’altra sponda del fiume che per me divide chi pratica in un certo modo da chi pratica in altri modi, e la sua sciabola (capace di tagliare anche il suo polso) è stata una delle più belle sciabole viste, così come il suo Changquan; sei tanta roba Ioni!!!!


Serena è stata fenomenale, le prime due linee della sua forma libera di pugno sono state eccellenti! Con un buonissimo ritmo ed un tecnicismo spettacolare, e la sua gestualità e capacità espressiva è migliorata tantissimo…, non a caso Li Yan Jun la chiama Xiao Claudia! Brava Sere!


Nicco è stato un po’ sottotono, ma ha fatto un buon pugno e, per il pochissimo che è stata provata anche una buona spada…, di lui spiccano indubbiamente le doti tecniche, un’elevazione da paura, un’ottima mobilità, e sporattutto il coragio di andare a fare sul tappeto una forma mai provata completamente, anche perchè completata davvero pochissimi giorni prima delle gare, eppure guadagnandosi una medaglia di Bronzo!



E’ quindi sempre più evidente, per me, quanto sia bello il Wushu fatto da questi ragazzi! Al tempo stesso è sempre più evidente quanto sia necessario dal loro 3 cose essenziali per un ulteriore miglioramento, che non si accontenti di vincere o di ben piazzarsi ai prossimi nazionali: 1) metodo, 2) incentivo, 3) espressione.


Il metodo è necessario perchè loro possano procedere, passo dopo passo, in una preparazione atletica che diventi paritaria al loro tecnicismo, oggi come oggi la prima scarsa ed il secondo eccellente. Per incentivo intendo non come un premio per i risultati, ma qualcuno che veramente programmi e segua i loro allenamenti, e che non li lasci soli per mesi per poi riprenderli a fine anno. Sulla propedeuticità dell’imparare ad arrangiarsi e dell’autosufficienza ognuno la pensa come vuole, per me l’orario di allenamento è l’orario di allenamento, e non di filosofia o di auto-critica. L’espressione è quel qualcosa che permea la pratica del wushu in Cina, che dal vecchio mezzo paralizzato di 90 anni al ragazzino di Shi Cha Hai rende unico, leggibile, terribilmente bello, potente ed aggraziato ogni più piccolo gesto praticato.


Pochi giorni per mettere le idee in chiaro, e poi si inizia a lavorare per l’anno prossimo…, e ritornando alle cose buone di questo bel nazionale 2008, grazie Elisabetta, e grazie a Gibbo e Lorenzo Paglia, in più grazie ai ragazzi ed algi insegnanti della Scuola del Fiume, sporattutto a Gianluca, e speriamo l’anno prossimo di poter lavorare insieme.


中国武术 Zhong Guo Wu Shu, le arti marziali cinesi


…se si parla della Cina…viene spontaneo pensare anche alle arti marziali!


Per dire la verità, noi di Chabuduo siamo stati spinti ad approfondire l’interesse per questo paese e la sua cultura proprio dalla passione per la pratica di questa arte…
Probabilmente la diffusione dei film di Kung Fu ha contribuito in maniera decisiva ad accrescere l’interesse da parte degli occidentali verso l’oriente…e certo che molta confusione si è fatta e si fa!
Nel riconoscere ciò che è originario della Cina, o del Giappone, o di altri paesi dell’Estremo Oriente…soprattutto in merito alle arti marziali.
Ma non è certo nostra pretesa istruire, né commentare, né tanto meno criticare ciò che da altri viene scritto, affermato o divulgato in merito a questo argomento.
Vogliamo anzi mettere in evidenza una piccola parte di quella enorme quantità di informazioni e storie che è a disposizione di tutti (in rete, su riviste o libri), per cercare di stuzzicare la curiosità e la voglia di ricercare e approfondire l’argomento da parte dei nostri disgraziati avventori, attraverso citazioni, interviste, testimonianze, bibliografie e fonti che noi riteniamo interessanti.
Per cominciare abbiamo deciso di introdurre la questione mettendo in evidenza la realtà più vicina a noi in ordine di tempo e di fruibilità…
Non tutti sanno che attualmente in Cina il Kung Fu è largamente praticato come disciplina sportiva nelle scuole e in competizioni nazionali e internazionali, e che esiste un termine “di classificazione” che definisce questo aspetto delle discipline marziali cinesi come Wushu “moderno”.
In questo ambito una ulteriore classificazione viene fatta fra stili del Nord (Bei Quan) e stili del Sud (Nan Quan).
Nel Wushu moderno, in qualche modo si sintetizzano, attraverso la codificazione di stili e forme, elementi caratteristici delle tecniche di combattimento tradizionali del Kung Fu.
Gli stili moderni “codificati” , (forse a discapito di una ricerca più profonda) , possiedono un carattere marcatamente estetizzato, basato sulla rapidità delle esecuzioni e incentrato sull’interesse nella difficoltà del gesto atletico.
Una certa semplificazione garantisce la maggiore accessibilità dovuta e voluta per la massificazione delle discipline marziali, per così consentirne la diffusione tramite l’insegnamento di queste “nuove” discipline nelle scuole.
Oltre a garantire molteplici benefici psico-fisici non si preclude il fatto che la pratica del Wushu moderno costituisca una base formativa utilissima attraverso cui intraprendere un percorso di crescita nell’apprendimento di quest’arte.


铁包子Tie Baozi



Il termine 武术 Wushu


Al momento della fondazione del Comitato di Preparazione della Federazione Internazionale di Wushu nel 1985 a Xi’an, il nome utilizzato nell’atto costitutivo fu Wushu, e venne stabilito che in futuro si sarebbe usata direttamente la traslitterazione cinese e non altri nomi tradotti. [...] Tuttavia l’uso del termine “Wushu” non è ancora oggi unitariamente diffuso nel mondo, ciò è dovuto in parte alla breve storia mondiale di questo sport, in parte a ragioni storiche a causa delle quali esso è stato rappresentato da altri nomi; attualmente il Wushu è chiamato Gongfu, Kungfu, Guoshu ed “Arti Marziali”.


Se sfogliamo la storia della cultura cinese possiamo vedere che le svariate forme di Wushu, in alcune migliaia di anni, sono state chiamate in moltissimi modi: tra il XX ed il VII secolo a. C. si trovano i termini quanyong – pugni e coraggio, shoubo – combattimento con le mani, jueli – provare la forza, xianggao – sopraffarsi l’un l’altro.


Tra il 770 ed il 221 a. C. compaiono nomi come jiji – attaccare abilmente, xiangbo – combattersi, shouzhan – battagliare con le mani, wuji – arte marziale, juedi -lottare. In seguito si ebbero molti altri nomi, fra i quali “Wu Yi” era comunque il più usato.


La parola Wushu compare per la prima volta nel testo “Zhaoming taizi wenxuan – raccolta di scritti dell’illustre erede legittimo”, compilato da Xiao Tong (501 – 531), letterato, figlio primogenito dell’imperatore Wudi della dinastia Liang Meridionale, ma anche in seguito il termine più popolare continuò ad essere Wu Yi.


Nel 1926 la Repubblica Cinese fissò ufficialmente il nome ” Zhong Guo Wu Shu – arti marziali cinesi”, abbreviato in Guoshu – arte nazionale, ed ancora oggi a Taiwan ed in alcuni altri paesi si continua ad utilizzare questo nome. Gli stranieri utilizzano spesso diverse traslitterazioni dei vari nomi del Wushu, come: gongfu, kungfu, guoshu, quantou, ecc… [...] la parola kungfu ( o gong fu) si è diffusa nel mondo negli ultimi 30 anni al posto di Wushu.


[...] In origine la parola gongfu giunse per la prima volta in Europa circa 200 anni fa, per opera dei missionari francesi che si erano recati in Cina, ed indicava gli esercizi di conduzione del Qi ( xingqi zhi gong) dei Taoisti cinesi. Tuttavia esso non ebbe diffusione in Europa fino agli anni ‘60 e ‘70 di questo secolo, quando entrò profondamente nel cuore delle persone a seguito dei “films di gongfu” del noto artista marziale Li Xiaolong Bruce Lee.


Gongfu è il nome popolare dato al Wushu nelle province di Guangdong e Gunagxi della Cina Meridionale, ma nella storia cinese non è mai stato un termine ufficiale d’uso comune. Gongfu significa originariamente abilità, realizzazione. In cinese vi è un proverbio che dice: ” Zhiyou gongfu shen, tiechu mocheng zhen”, ossia ” solo con un profondo lavoro minuzioso si può macinare una sbarra di ferro fino a farla diventare un ago”, in altre parole “la perseveranza è la chiave del successo”.


[...] Chi studia il Wushu deve imparare a lavorare duramente e meticolosamente (gongfu), cioè deve allenare duramente gli esercizi fondamentali (jibengdong), incarnare bene l’essenza dell’abilità (gongdi), allenare bene la virtù dell’abilità (gongde) e la forza dell’abilità (gongli), ma la parola Gongfu non è mai stata un termine usato ampliamente. Mi auguro con tutto il cuore di assistere ad un ampio utilizzo del termine Wushu, e che la tecnica e la teoria del Wushu servano profondamente ed ampiamente a migliorare la salute fisica ed il carattere morale di tutti i popoli.


Shaolin Wushu Anno 1, numero 1 – Gennaio 1992



Estratto da: Xu Cai – La funzione del temrine “Wushu”, (Wushu Mingci de shiyong). Prefazione a Dizionario pratico delle arti marziali cinesi (zhongguo wushu shiyong daquan) – Traduzione di Fabio Smolari



La diffusione del Wushu in occidente


I films d’azione girati ad Hong Kong, che iniziarono a circolare in occidente all’inizio degli anni ‘70, attirarono un vasto pubblico verso le arti marziali, ma a quei tempi la Cina versava in una difficile situazione politica ed economica che le impediva contatti diretti e proficui con l’occidente in campo sportivo.


Per questa ragione si diffusero prima le arti marziali proprie di altri paesi asiatici, come il Giappone e la Corea; nonostante ciò, siccome un gran numerosi persone continuava a cercare il ” Kung Fu” (nome improprio del Wushu, derivato dalla trascrizione della pronuncia di Gongfu), alcuni improvvisati insegnanti cinesi, provenienti soprattutto da Hong Kong e Taiwan, approdarono in Occidente; ma erano il più delle volte scarsamente preparati se non addirittura approfittatori della buona fede altrui.


D’altronde, essendo molto problematico il confronto diretto con la Cina, non esistevano validi criteri di paragone per stabilire la veridicità o meno delle affermazioni dei singoli individui, e l’unica documentazione disponibile erano i films provenienti da Hong Kong, ma anche questi evidenziavano bagagli tecnici molto scarsi e lacunosi.


Nonostante questi aspetti le voci che ammantavano questo sport crebbero di continuo fino a quando, a partire dalla fine degli anni ‘70, la Repubblica Popolare Cinese inviò una squadra di atleti di Wushu in giro per il mondo in un tour di esibizioni, allo scopo di far conoscere all’occidente le vere arti marziali cinesi.


Le esibizioni toccarono anche l’Italia nel 1980 e nel 1982.


Con l’apertura della Cina all’occidente negli anni ‘80, molti praticanti dell’allora discutibile kung fu, impressionati dalle dimostrazioni viste, si recarono personalmente bella Repubblica Popolare Cinese ad apprendere finalmente lo sport tanto agognato, che trasmisero a loro volta agli appassionati del proprio paese, contribuendo così alla sua divulgazione su scala mondiale.


Dalla metà degli anni ‘80 le autorità cinesi, constatato l’enorme interesse che il Wushu andava suscitando in tutto il mondo, organizzarono corsi speciali per stranieri, e diedero l’opportunità ad atleti ed insegnanti cinesi di recarsi all’estero per insegnare questo sport.


Seguirono poi una serie di pubblicazioni e filmati nelle principali lingue occidentali che facilitarono l’apprendimento e la diffusione del Wushu nel resto del mondo.


Shaolin Wushu Anno 1, numero 1 – Gennaio 1992, A cura della Società Sportiva Quanshu di Ferrara


Articoli riproposti e arrangiati da 羞龙Xiu Long


martedì 25 marzo 2008

Nasce XIUART - www.xiuart.org

Xiuart e' una raccolta di disegni, acquerelli, tele e dipinti a tecniche miste...
Nonche' un altro luogo d'incontro tra Oriente ed Occidente.
Xiuart non ha la pretesa di mostrare opere d'arte, ma ha la pretesa come VICINA di creare vicinanze e di esprimerle attraverso il linguaggio della cultura fattasi pittura...
Xiuart nasce!

Dal bisogno, dalla voglia estrema, dalla smania espressiva, creativa, comunicativa...zhende!!!

venerdì 14 marzo 2008

Zaijian Li Yan Jun laoshi,,,hui jian!!!

La nostra piccola grande insengante Li Yan Jun se n'e' tornata a Beijing...

Adesso e' il momento di rimboccarsi le maniche e darsi da fare, facendo tesoro di quanto Li Yan Jun ha corretto, e soprattutto di quello che ha ri-ri-confermato come metodo di allenamento e di pratica del Wushu in vista delle competizioni. Anche questa volta la nana cinese ha ri-mostrato un approccio all'allenamento serio e partecipe, dimostrando che la pratica del Wushu richiede impegno, sia da parte dell'allievo che da parte dell'insegnante.

venerdì 15 febbraio 2008

Un sabato di Febbraio tra Livorno e Firenze

Questo Week-end, cosi' come molti altri finesettimana, Clau ed io siamo andati a Livorno dopo il lavoro/scuola.
Il tempo non era dei piu' belli, ma l'importante e' stare insieme in liberta', fuori dai soliti quotidiani rompimenti di scatole!!!
In questa galleria c'e' anche qualche foto intrusa, come Ioni in Gongbu an zhang-bao gun...

lunedì 11 febbraio 2008

大理事会光路 dà lǐshìhuì guāng lù - the great council light way

« Ho cinquant’anni ed ho sempre vissuto libero; lasciatemi finire libero la mia vita; quando sarò morto voglio che questo si dica di me: Non ha fatto parte di alcuna scuola, di alcuna chiesa, di alcuna istituzione, di alcuna accademia e men che meno di alcun sistema: l’unica cosa a cui è appartenuto è stata la libertà. »


Letters of Gustave Courbet, 1992, University of Chicago Press




[caption id="attachment_308" align="aligncenter" width="498" caption="大理事会光路 dà lǐshìhuì guāng lù - the great council light way"]大理事会光路 dà lǐshìhuì guāng lù - the great council light way[/caption]

Mai come in questo periodo amo la libertà!

E sento una pulsione irrefrenabile ad esprimere quello che mi accade e che mi è accaduto, specialmente adesso, che sono reduce dal trasloco, un momento particolare della mia vita dove ancora una volta ho dovuto stipare e sigillare le mie cose, tutte le mie cose, in scatole e borse, portarle via da un luogo che per due anni è stata la mia casa, per un altro luogo che per altri anni sarà la mia nuova casa.

Il motorino e la macchina hanno subito imparato la nuova strada, ma il mio cervello ostinato e cocciuto ancora fatica ad orientarsi, a prendere la via giusta, a “staccare” le spine ed a chiudere i vari rubinetti.

Magari si pensa che sia facile “impostare” la nuova strada di casa…, ma specialmente la sera, quando la stanchezza ed i pensieri di un’intera giornata vissuta affollano ed offuscano la mia mente, dopo aver portato a casa la mi’ bimba bella, a volte finisco col prendere la direzione sbagliata, e ritorno asulla strada che facevo ogni giornoper tornare “a casa mi avecchia”

Beh…poco male! Si ricambia direzione e si torna indietro! --> Su Xiuart.org

domenica 10 febbraio 2008

E. L. G. - EMERALD LAKE GROUP

Proseguono i "lavori" per la stesura dell'antologia della Poesia Birmana.

Nella storia della letteratura della Birmania la poesia rappresenta forse la gemma piu' preziosa! Il lavoro di Dragan Janekovic e del gruppo dei poeti del Gruppo del Lago dello Smeraldo, fratelli dell'associazione VICINA, vuole rendere fruibile in occidente tanto la poesia antica, quanto le opere di contemporanei dall'enorme valore letterario quali Htilar Sitthu , Dagon Taya e tutti gli altri...

Leggi una bozza dell'introduzione [. pdf ]

martedì 13 novembre 2007

Aggiornamento sezione Modellismo






Ho finalmente aggiornato la sezione modellismo con la galleria dedicata ad altri modelli che avevo realizzato: una Baleniera Olandese e la Prins Willem, o Prins Willim, un modello di F-14 Tomcat ed un diorama con un Merkawa MK-1



La Prins Willem, o Prins Willim (Vedi cenni storici) è uno dei velieri più belli che assieme a La Couronne ed al Vasa ho da sempre ammirato e desiderato realizzare,,,non ho saputo resistere a lungo alla tentazione di cimentarmi nella sua realizzazione partendo dai piani...





La scelta si è dunque concentrata sull'acquisto dei piani di montaggio della Mantua Model, e dunque con l'acquisto dei fascelli, dei listelli e dei fogli di legno necessari, e dunque il kit dedicato alle decorazioni del veliero olandese, comprensive di bandiere.

Cannoni, accessori per il ponte, cordame, vele ammainate ed una verniciatura ispirata dall'iconografia reperita dal web della nave hanno poi concluso l'opera...








Il primo modello di F-14 che vidi nella vetrina di un negozio di Livorno, carissimo e odioso!







E' un ricordo lontanissimo che lego al mio nonno perchè ero a giro con lui e, come ogni volta che passavamo per quella via, inesorabilmente mi fermavo alla vetrina per vedere le novità di cartoleria e di modellismo esposte...



Il Merkava (in ebraico "carro") un carro armato progettato e prodotto in Israele. Ho realizzato questo modello ispirandomi, anche in questo caso, al bellissimo articolo di Model Time® n° X del 2002, ma realizzando un piccolo diorama ispirato ad un kit della Verlinden in resina qui autocostruito con Das...

giovedì 25 ottobre 2007

Romanzo di Kamegyu Miky

Completata la traduzione del Romanzo di Kamegyu Miky

Il romanzo di Kamegyu Miky e' composto da 2 manoscritti della tradizione pittografica Naxi - Dongba, entrambe dedicati ed appartenenti alla cerimonia Har La Lu K'o, una cerimonia sciamanica eseguita per la soppressione dei demoni del suicidio.

Vi e' narrata la vicenda di una ragazza Kamegyu Miky e del suo amante Ndzi Bo Yu La Phar, la cui tragica storia e' un exemplum eccellente del triste e diffusissimo fenomeno del suicidio rituale per impiccagione, in Baxi detto "Yu Vu".

Questo aspetto della storia della cultura Naxi potrebbe essere letto come un vero e proprio fenomeno sociale, la cui diffusione potrebbe essere derivata dall'imposizione dei vincoli sociali, in questo caso specifico matrimoniali, nell'adozione forzata dei modelli Han per la nazionalita' Nasi, specialmente da dopo il XVII secolo, epoca in cui il clan locale dei Tusi della famiglia Mu venne espropriato dell'egemonia sulla regione di Lijiang che invece divenne direttamente amministrata dal governo centrale dell'impero Qing.

La traduzione del primo manoscritto si basa sulle copie fotostatiche eseguite dal Rock nei suoi studi sui manoscritti Dongba, forse il lavoro più significativo di questo secolo mai eseguito sui corpora manoscritti Naxi, mentre la traduzione del secondo manoscritto si basa sulle immagini tratte dall'altrettanto eccellente lavoro del professor Zhu Baotian "Annotated Catalog of Naxi Pictographic Manuscripts", fruibile dal portale della Biblioteca del Congresso.

giovedì 13 settembre 2007

VICINA – Associazione culturale sportiva

Ritaglio di carta


Benvenuti su www.vicina.org, lo spazio web di VICINA, associazione culturale sportiva fondata da Tie Baozi – Alessandro Ferro e Xiu Long – Stefano Zamblera nel 2006.


L’associazione VICINA è un progetto continuo,  dedicato allo studio, alla diffusione della lingua, dell’arte, della cultura Cinese ed orientale, all’espressione libera ed indipendente delle idee di quanti si dedichino all’approfondimento di tematiche storiche, linguistiche, artistiche, antropologiche, sociologiche, ecc…


VICINA è nata inoltre nell’intento di operare per la mediazione culturale tra la cultura cinese ed orientale e la cultura occidentale, in ogni espressione ed aspetto, per incentivare, catalizzare e diffondere uno spirito di maggior interazione sociale, di interscambio ad ogni piano umano.


VICINA è un flusso di pensieri che si concretizzano nell’associazionismo democratico e senza scopo di lucro, un flusso nato dalla sorgente del Wushu, patrimonio ed eredità storico-culturale del popolo cinese, a cui Tie Baozi e Xiulong si sono avvicinati da pochissimo tempo, grazie ai maestri Guangtou – Giuseppe Gualdani, Baishi-  Fabio Smolari, Riccardo Pattarino, Yang Hui, Li Yan Jun, Yang Li, Liu Jin PIng, Lucas Cristhopulos, ecc…


Chabuduo Dongxi Zazhi 3

Chabuduo Dongxi Zazhi 3


Il flusso dei nostri pensieri si esprime tramite una “quasi” rivista – Chabuduo Dongxi Zazhi, il bollettino informativo dell’Associazione, espressione dei nostri pensieri, in totale libertà ed indipendenza…;  Chabuduo originariamente nato come una rivista da stampare e pubblicare sul web come PDF ed ipertesto, si è poi evoluto in una versione del tutto ipertestuale, fruibile al 100% dall’utenza, che è libera di iscriversi e partecipare a Chabuduo commentando e divenendo essi stessi autori di articoli e pagine…


Lo studio della cultura cinese ed orientale ha ben presto portato l’associazione ad abbracciare rami disparati, come l’approfondimento della poesia birmana e del canone Pali grazie all’amicizia tra Xiulong e Dragan Janekovic, lo studio della cultura Naxi e della tradizione manoscritta pittografica Dongba, lo studio della storia della Cina, della storia della letteratura cinese e della letteratura moderna cinese, la ricerca antropologica sui modelli sociali matriarcali e matrilineari in Oriente ed in generale nella storia dell’umanità, la traduzione e la fruizione di documentazione ed opere letterarie disparate, lo studio e l’applicazione di mezzi informatici all’espressione, gestione, organizzazione e presentazione di corpora umanistici, attività nella quale è particolarmente significativo il progetto di codifica con standard TEI dei manoscritti della tradizione pittografica Dongba, ed alcuni esperimenti di codifica e di presentazione dell’evangelario di Kells sempre tramite linguaggio xml e standard TEI.


La pratica, lo studio e la diffusione del Wushu, con gestione di spazi e perpretando progetti scolastici ed interscolastici sarà uno degli obiettivi verso cui saranno conlfuite e verso cui operiamo.  Le risorse che alimenteranno VICINA saranno tutte finalizzate ad un ‘ambizioso progetto, la creazione dell’Istituto di cultura Cinese su territorio italiano che possa raccogliere, sviluppare e diffondere ogni forma ed espressione della cultura del Regno di Mezzo.


domenica 2 settembre 2007

Sumei Nāga, un mito Naxi

Moderno e antico


Trato da: Philippe Jonathan, 2002 prefazione a "La mitologia cinese" pp. 4, 5


Sebbene la più moderna città della Cina sia composta da centinaia di grattacieli e luci all'insegna della modernità, è sempre possibile osservare stringendo un po' più gli occhi, quanto l'antico e la tradizione culturale cinese permei il modernissimo e l'attuale.

Ad esempio a Shanghai, forse una delle più moderne città cinesi, continuamente in trasformazione ed evoluzione dal giorno alla notte, di giorno in giorno, l'insegna della principale compagnia turistica è rappresentata da un cavallo alato, la cui iconografia proviene da un'antica leggenda, in cui egli solcava il cielo rapido come una stella cadente.

In città, così come in campagna, è sempre presente e convive con i modernissimi edifici il Feng Shui - vento ed acqua, antica concezione che suggerisce come debbano essere costruiti e disposti gli edifici per un perfetto accordo tra architettura, ambiente e uomo.

Se è vero che nei giardini di Suchow non crescano più gli alberi di pesco i cui frutti, come tramanda un mito, donano l'immortalità è sempre possibile trovarvi in cambio rocce di forme tortuose, simili all'animo umano, e ruscelli costeggiati da piante miracolose: il bambù con la sua canna verde color della giada è simbolo dell'eterna giovinezza, così come il fiore del loto, sebbene nasca dalla melma nella palude, simboleggia la purezza.

Il drago, simbolo della Cina, è poi ovunque: si lancia per i crinali dei monti a formare la Grande Muraglia, prende forma del Fiume Azzurro e fa sorgere Shanghai nel punto in cui apre le sue fauci, compare in molte pubblicità e marchi delle più moderne attività cinesi, custodisce le porte degli ultimi Hutong di Pechino nelle vie di Shicha Hai...

A Pechino poi, il simbolo della modernità convive con l'antico!

Di fianco alla città proibita ed a piazza Tian'an Men, simboli universali della Cina e della sua capitale, sorge l'uovo lucente di P'an Ku, il Teatro dell'Opera di Beijing: uovo lucente che impiegò 18.000 anni per schiudersi, al suo interno viveva il creatore del Cielo e della Terra, ed ora là si reciteranno e canteranno per lungo tempo ancora tutte le storie cui prestiamo ascolto incantati

Le antiche storielle cinesi


Tratto da: Fabio Smolari, 1992 "Antiche Storielle Cinesi", Shaolin Wushu n.° 2, pg. 25


Nell'epoca dei Regni Combattenti (475 - 221 a. c.) la Cina conobbe il passaggio alla società feudale e la dinastia regnante aveva perso l'effettivo potere amministrativo sul territorio: la Cina risultava così divisa in una dozzina di regni che conservavano, con la dinastia al potere, un mero vincolo formale, ma che in pratica erano totalmente indipendenti.

Tra questi regni si scatenò una violenta lotta al potere (da cui il nome di "regni combattenti"), ed all'incerta situazione politico-sociale corrispose una grandissima fioritura nell'arte, nella letterature, nella politica, nella tecnologia, nella filosofia ed in tutti i campi del sapere umano.

Infatti, proprio in questo periodo, furono gettate le basi politiche e filosofiche della Cina imperiale, ed a questo periodo risale la famosa saggezza cinese di cui tanto si parla in Occidente.

Lo spirito dell'epoca incoraggiò la crescita di molte "scuole di pensiero", le famose "cento scuole" impegnate a sostenere le proprie ragioni ed a combattersi l'un l'altra mostrando con esempi pratici l'esattezza delle proprie idee: era il famosissimo fenomeno letterario conosciuto come baijia zhengmin - la contesa delle cento scuole.

In questo periodo nacquero molte dottrine, come il Confucianesimo, il Taoismo, il Legalismo, il Moismo, la scuola dello Ying-Yang, quella dei Cinque Elementi e moltissime altre poi andate perdute; vissero i famosi Confucio (Kongfuzi, Kongzi e Zhongni), Mencio (Menzi), Laozi, Zhuangzi, Liezi, Sunzi, Mozi, Hangfeizi, Xunzi e tanti altri...

Questi studiosi di storia e cultura antica compivano regolari ispezioni di stato, e confrontandosi con la gente, venivano a conoscenza di storielle popolari che poi rielaboravano e riutilizzavano per esprimere le proprie rimostranze nei confronti dei governanti, per dibattere con studiosi appartenenti a diverse scuole di pensiero, per istruire i propri discepoli, formulare nuove idee, scrivere libri, ecc...

Le storielle Hanfeizi (legalista), Zhuangzi (taoista) e Liezi (pretaoista) trasmesse attraverso i secoli, hanno apportato un significativo contributo alla cultura dell'antica Cina.

A partire dall'epoca Han (II sec. a. C.), quando la Cina era ormai uno stato unificato, il sistema feudale fù intensificato, ed il confucianesimo fù adottato dalla famiglia imperiale come dottrina politico morale ufficiale, col risultato che prevalse su tutte le altre scuole di pensiero delle quali fù scoraggiato il diffondersi.

Solo gli studiosi confuciani infatti avevano il diritto di essere eletti funzionari (i famosi "mandarini" dei quali parlano i mercanti Portoghesi del XVI secolo).

Per il timore che la satira letteraria potesse essere utilizzata per criticare le istituzioni, i governanti arrivarono a considerare queste storielle come "pettegolezzi di strada" piuttosto che come una forma di letteratura.

Di conseguenza soltanto un numero esiguo di questi racconti venne messo per iscritto, e la maggioranza di essi in parte frammentaria.

Tra gli studiosi che si operarono per tramandare questi racconti è doveroso citare due famosissimi personaggi come il letterato filosofo Liu Zongyuan (773 - 819) che visse in epoca Tang (618 - 907) e scrisse diversi racconti, o il famosissimo scrittore, poeta, calligrafo e pittore Su Shi (1037 - 1101) che scrisse "Miscellanea di Ai Zi",

benché nessuno di loro due abbia avuto successo in vita, le loro opere sono divenute in seguito famosissime ed anche i loro commenti satirici rivolti alla società dell'epoca hanno lasciato un segno indelebile nella storia cinese.

Durante i secoli XVI e XVII il periodo di decadenza della dinastia Ming (1368 - 1644) i funzionari erano impegnati nelle lotte di potere, pesanti imposte gravavano sul popolo e le catastrofi naturali aumentarono fame e sofferenze.

Il malcontento era dilagante, ed alcuni intellettuali progressisti dell'epoca usarono la parola scritta per attaccare funzionari corrotti e per cercare una soluzione ai problemi sociali.

Tra questi ricordiamo Jiang Yingxe, che scrisse Storie di Xue Tao e Zhao Nanxing, autore di Xiaozhang - lode allo scherzo.

Un altro famosissimo romanziere e drammaturgo fù Feng Menglong (1574 - 1646) vissuto alla fine della dinastia Ming, autore dello Xiaofu - tesoro di scherzi, che conteneva racconti e opere letterarie di vario genere. Egli fù un maestro in questo campo ed alcuni dei suoi racconti satirici, compilati assieme alle sue opere, sono stati conservati fino ad oggi.

La creazione di 玉龙山Yu Long Shan




Agli inizi dei tempi, in un luogo molto lontano a Sud delle Nuvole, viveva una serpentessa dal cuore nero e malvagio conosciuta col nome di Sumei Naga.

Questo nome significa "serpente Drago" ed ella dominava il mondo dal suo palazzo tempestato di gioielli negli abissi del mare.

Tutti avevano paura di Sumei Naga perché la sua saggezza ed il suo potere erano grandissimi; così come ogni serpente pericoloso, Sumei Naga portava via la vita alle persone stritolandole, ed ogni volta che emergeva dagli abissi marini distruggeva interi villaggi demolendo le case e rubando i raccolti dai campi. Senza minimamente preoccuparsi provocava violentissimi terremoti che gettavano le persone negli abissi, dove la maggior parte di loro moriva annegata; altri venivano deportati alla Montagna di Pietra, un luogo senza vita, nove niente sarebbe mai sopravvissuto e dove non cresceva neppure un filo d'erba.

Quattro donne furono esiliate nella Montagna di Pietra, esse si chiamavano Saggezza, Operosità, Pensiero e Veggenza; loro sapevano che avrebbero dovuto agire velocemente per salvarsi e per fermare Sumei Naga, inoltre sapevano che la malvagia serpentessa era superba, ingorda ed avara.

Le donne iniziarono a mettere in atto un piano.

Saggezza chiamò Sumei Naga parlando verso le acque con voce colma di rispetto: "Oh onorabile, ti prego parla con noi"

"I serpenti non sprecano il loro tempo con esseri del vostro genere" ruggì Sumei Naga.

"noi dobbiamo dirti qualcosa di molto importante" replicò Saggezza

"Che cosa mai potreste rivelarmi di cui io già non conosca?" Sumei Naga emerse e guardò trucemente le donne avida di sapere...

"Ah, rispettosissimo serpente", proseguì Saggezza, " tu hai sempre operato scelte sagge. A te appartengono tutte le creazioni più preziose del mondo: le stelle nel cielo sono tutte sui tuoi scaffali, le nubi colorate vagano nel suo salone, le ombre degli uccelli si riflettono sui tuoi campi, le orme di ogni animale si nascondono nelle tue foreste"

"Dunque, si, queste cose sono vere. Ma io già sapevo! tu stai sprecando il mio tempo" replicò.

Operosità intervenne Prontamente e parlò con dolcezza, "davvero a te sono riservate tutte queste cose perché tu sei così gentile e generosa con tutti. Quando vi è fame tu procacci il cibo; quando vi è sete tu doni il latte"

Sumei Naga sorrise poiché era compiaciuta di queste parole, ben presto iniziò a sbavare e ad oscillare la sua testa lentamente avanti ed indietro compiaciuta.

Ogni volta che lei muoveva la sua testa enorme da un lato all'altro appariva un grande sorriso, e finalmente Sumei Naga lasciò scappare una lunga risata, ma sia il sorriso che la risata svanirono non appena ella udì le altre parole.

" Io penso che tu abbia praticamente tutti i tesori del mondo, probabilmente tu sei il serpente più ricco di tutto il mondo, ma c'è una cosa che tu ancora non possiedi, il tesoro più raro" disse Pensiero lentamente

"Cosa ?" tuonò Sumei Naga. "Quale tesoro mi manca? "

Il cielo intero si colorò improvvisamente di nero ed esplose la polvere come Sumei Naga tuonò. Sebbene il sole e la luna scomparvero per un intero giorno, le quattro donne erano felici perché erano riuscite ad attirare Sumei Naga nel loro inganno, ed adesso erano sicure che le avrebbe ascoltate.

"Come sai, tu non possiedi ancora un solo tesoro, forse il più bello di tutti" sospirò Veggenza.

"Che cos'è?" domandò lei?

"tu non possiedi il gioiello più prezioso, l'uovo dorato dell'Uccello dalle Ali Dorate che vive sulla Rupe Magica sulla Montagna Sacra"...sorrise Veggenza, "se possiederai questo ultimo tesoro allora tu possiederai tutto, tutte le ricchezze del mondo"

Sollevando la sua testa enorme e mostrandosi orgogliosamente Sumei Naga gridò superba, "io controllo le stelle nel cielo. Che cosa vi fa pensare che non possa avere l'uovo dorato?"

All'istante emerse dalle acque e volò verso la Montagna Sacra per trovare il nido che nascondeva l'uovo dorato. Quando raggiunse la vetta della montagna, ella vide il famoso uccello dalle Ali Dorate.

Sumei Naga si nascose nelle ombre e rimase ad osservare l'uccello imponente, sin quando non distese le sue ali che, aperte, sembravano attraversare il cielo come un arcobaleno.

Non appena un raggio di sole giallo toccò l'albero su cui era stato posto il nido, Ali Dorate scoccò il volo come una freccia e scomparve fra le nubi d'argento. Questa era l'occasione perfetta per Sumei Naga per poter rubare l'uovo incustodito.

Quando Ali Dorate tornò, guardò il suo nido...freneticamente lo fece a pezzi per cercare il suo uovo, ma il suo preziosissimo uovo era svanito! Immediatamente spiccò il volo per recarsi dalla Dea del Cielo e chiedergli aiuto.

"Tu conosci tutto degli dei e dei demoni. Nemmeno le nuovole possono nasconderti i loro segreti. Ti prego, dimmi chi ha preso il mio uovo" lo esortò

La dea del Cielo chiuse e riaprì i suoi occhi zaffirei e spostò le nuvole lontano con le sue lunghe braccia, e mentre osservava in basso la terra, disse con voce triste, "Sumei Naga ha rubato il tuo uovo".

Non appena ebbe ringraziata la Dea del Cielo, Ali Dorate spiegò le sue ali e volò sino al gigantesco mare dove viveva Sumei Naga, Non appena raggiunse la superficie delle acque chiuse le sue ali e, come una folgore, piombò in acqua e si immerse.

Spostando via le acque stanò Sumei Naga e con i suoi artigli affilati dispiegati la catturò.

gridò "come hai osato rubare il mio uovo dorato? Restituiscimelo immediatamente, o ti getterò sulla Montagna di Pietra!"

Con sguardo impertinente Sumei Naga osò ribattere ad Ali Dorate " il mio corpo è composto da 3 parti: la prima parte sopporta la terra, la seconda le nuvole, la terza il cielo. Non ti servirà a niente levarmi dalle acque "

Immediatamente Ali Dorate affondò gli artigli profondamente nella carne di Sumei Naga e la trascinò via dall'acqua; Ali Dorate iniziò a volare sempre più in alto, descrivendo grandi cerchi trascinando il serpente a mezz'aria.

La serpentessa gridava: " Ti comando di lasciarmi andare! Lasciami! Te lo ordino! "

"Adesso ti lascerò andare" gridò Ali Dorate, e mentre completava il suo ultimo giro sopra le nuvole lasciò cadere improvvisamente Sumei Naga.

Per un momento l'enorme serpentessa rimase sospesa in aria, ma poi come una meteorite, precipitò negli abissi senza fondo.

Whoosh!

Whoosh!

Whoosh!

Per tre volte l'acqua esplose con altissime colonne fino al cielo.

La prima grande colonna d'acqua, ricadendo sulla terra, formò gli oceani.

La seconda grande colonna d'acqua formò i fiumi.

La terza, la più piccola, formò i laghi.

Quello che rimase di Sumei Naga, la serpentessa drago, divenne la montagna di Giada

Le novelle popolari come fonti storiche


Società matrilineare, Naga e Garuda


La storia di Sumei Naga proviene dalla mitologia Naxi ed è un ottimo esempio di quanto la loro cultura sia formata dalla fusione di diversi elementi ed influenze culturali raccolte sia durante il loro periodo migratorio che dal Tibet portò i loro antenati nello Sichuan e nello Yunnan, sia in epoca stanziale con l'interazione dei gruppi socio-culturali limitrofi e successivamente dal contatto con gli Han.

In questi antichi racconti è possibile intuire l'importanza della figura femminile all'interno dell'antica società in cui queste novelle erano tramandate oralmente: ancora oggi i gruppi Naxi che anticamente si stanziarono presso le rive del lago Lugu, nella regione di Yongning - Yunnan, mostrano una società basata sulla matrilinearità, sistema familiare impostato sulla centralità della figura materna anziché paterna in cui, ad esempio, lo stesso nome di famiglia viene ereditato dalla linea materna.

La tradizione sociale antica ancora sopravvive nell'usanza in cui sovente le donne Naxi di Yongning non si sposano ed hanno relazioni aperte e flessibili, ed in questi gruppi crescono i figli da sole.

Attraverso il mondo delle novelle popolari è possibile ritrovare le tracce di quei modelli storici-culturali che ipotizziamo e che ricostruiamo, in questo caso la centralità della donna è evidente dal sesso femminile di ogni personaggio protagonista del racconto di Sumei Nāga, dalle 4 donne, dalla Dea del Cielo.

All'interno di questa leggenda sono presenti 2 delle più importanti creature divine della religione Naxi - Dongba: Naga e Garuda, rappresentati rispettivamente da Sumei Naga e da Ali Dorate, così come nella loro battaglia per la supremazia sull'uovo dorato, vi è palesemente traccia del tema della guerra tra Naga e Garuda, omnipresente nella tradizione religiosa Induista e Buddista.

I Naga sono una divinità dal corpo di uomo e di serpente, il cui mito discende dalla cosmologia induista-vedica e dalla tradizione orale che si ipotizza possa risalire sino al V millennio a. C.; vedi il pittogramma Dongba ku: invitare gli dei, i Nāga, i demoni nell'articolo dedicato alla musica Naxi.

Il termine Garuda indica una creatura mitologica della tradizione Buddista ed Induista dal corpo di aquila; in Sanscrito Garuda indica l'aquila, una divinità Hindu minore, una delle forme di divinità nell'Induismo, rappresentata con piume d'oro, faccia bianca, ali rosse, becco ed ali d'aquila ma corpo molto spesso umano, ed alcune volte viene raffigurata con una corona sulla testa, così come Visnu, il suo padrone.

La sua importanza nella religione induista è evidente non solo dalla centralità del suo ruolo in miti, leggende e testi sacri, ma anche dalla quantità di statue e templi a lei dedicati.

Garuda e' poi nota sotto molti altri nomi: Chirada, Gaganeshvara, Kamayusha, Kashyapi, Khageshvara, Nagantaka, Sitanana, Sudhahara, Superna, Takshya, Vainateya ed altri ancora.

Nei testi Veda è presente il più antico riferimento a Garuda, con il nome di Shyena, laddove si dice che questo maestoso uccello avrebbe portato il nettare degli dei (amrit, Amirta) sulla Terra del Cielo.

I Purana, molto successivi, riferiscono di Garuda, indicando che Shyena e Garuda siano la stessa divinità (e questo è un processo di assimilazione avvenuto nel tempo); una delle 5 facce di Sri Panchamukha ("cinque facce", metamorfosi di Hanuman) e' Mahavira Garuda, rivolta ad occidente.

Si crede che pregando Garuda sia possibile curare gli effetti del Veleno.

Nella mitologia Buddista, i Garuda (in Pāli Garuda) sono una razza divina di enormi uccelli predatori intelligentissimi e socialmente stratificati (vi sono Garuda re, poi Garuda di prime generazioni potenti ed influenti, poi Garuda minori, ecc...). Sempre dalla lingua Pāli conosciamo un altro nome per indicare i Garuda, ossia suparsa o suparda, il cui significato potrebbe essere tradotto con "dalle ali eccellenti".

Garuda sono nemici dei Naga, cui danno la caccia: nel Mahasamyatta Sutta si narra che Buddha abbia ottenuto la pace tra Naga e Garuda.

Secondo la mitologia buddista le loro dimensioni sono enormi: si tramanda che quando una Garuda dispieghi le sue ali crei degli uragani che oscurano il cielo e che distruggono le case; sempre secondo la tradizione buddista, un uomo paragonato alla Garuda, è così piccolo che potrebbe nascondersi da una sola delle sue piume senza essere scoperto (Kātātī Jātaka, J. 327).

Come accennato precedentemente, le Garuda hanno città e re, ed alcune di loro hanno la proprietà magica di trasformarsi con sembianze umane quando desiderano avere una qualche forma di relazione con gli uomini; in alcune occasioni alcuni Garuda hanno avuto relazioni con donne umane apparendo sotto questa forma.

Bibliografia

Han C., Cheng J., Ji L., 1997 "Tales from Within the Clauds, Nakhi stories of China" University of Hawai'i Press - Honolulu

Kisari Mohan Ganguli, "Mahabharata" traduzione in Inglese,

http://www.sacred-texts.com/hin/maha/index.htm

Helft C., 2002 "La mitologia cinese" Motta Junior - Milano



Rock J. F., 1952 "The Na-khi Naga Cult and Related Ceremonies" 2 volumi, ISMEO - Roma



Smolari F., 1992 "Antiche Storielle Cinesi", Shaolin Wushu n.° 2, pg. 25

羞龍 Xiu Long